domenica 27 luglio 2008

Ballo in gruppo ascoltando radio Maria

A me normalmente i matrimoni piacciono. Non tanto per le prolungate sedute al desco (che anzi mi disturbano), quanto per la collaterale lungaggine dei contatti ravvicinati con gli altri invitati: nuove conoscenze, un sacco di cazzate e tanto ridere.
Ma al di là di come si possa mangiare (e ieri, mi spiace, ma non c'eravamo proprio), una cosa che io detesto sono le animazioni loffie del dopo cena (ma quale cena, che è stato un ciclo continuo dalle 14?).
E va bene il latino americano.
E va bene la commerciale.
E va benissimo pure il liscio.
Ma i balli di gruppo NO.
E se dico balli di gruppo, il primo che tutti ricordano è il gioca-jouer.
Che ieri non è mancato.
No.

Ciononostante è stata una bella giornata (funestata da un temporale della madocina alle 22 circa), ho fatto alcune nuove conoscenze, ho notato come in media i calabresi siano poco socievoli (non se n'è salvato manco uno su due dozzine, a cavallo di un ventaglio di età dai 20 agli 80) e...
:)

In tutto questo radio maria ha avuto un ruolo di tipo antagonistico:
già settimana scorsa, dovendo usare un'altra auto per i consueti spostamenti (quindi altra autoradio etc etc), ho notato come le loro frequenze, qua da me almeno, siano sempre in agguato. Sì perchè l'emittente copre contemporaneamente almeno tre frequenze sulla maggior parte del territorio che attraverso di norma (in certi punti anche quattro) e spesso l'AF (quella simpatica funzione che ritrova la stazione quando le frequenze cambiano) di quella stramaledetta clarion aggancia radio maria a cazzo.
E mi dispiace, ma se mentre sono in giro (in una eterna lotta contro il tempo) continuo a ritrovarmi sotto le orecchie lo speaker che recita il rosario al posto di un sano spezzone di heavy rotation su Virgin Radio, l'unica cosa che mi viene spontanea fare è (CENSORED).
Anche ieri, mentre giravamo su e giù per le colline della valtenesi per raggiungere il rendez-vous (ah come mi piace questa parola) eravamo continuamente disturbati da radio Maria.

Quando mi deciderò a proporre una petizione per oscurare le loro frequenze ve lo comunicherò.

p.s.
Auguri Anna, Auguri Adriano!

giovedì 24 luglio 2008

Let's Funk...

No non è un "typo".
Sicuramente avrete sentito alla radio il singolo (Black&Gold) di un tale "Sam Sparro", giovane buliccio (respect) australiano (un pò meno) figlio di una miss scandinava e di un padre cantante gospel e compositore.
Incuriosito dai richiami agli anni '80 (che non sono il mio decennio preferito, a dirla tutta), sono andato ad ascoltarmi l'album.
Sgombro subito il campo: è un disco commerciale e abbastanza "clubby". Ciononostante lo trovo un disco coraggioso, ascoltabile, con alcuni spunti e riferimenti (Pet Shop Boys e Prince) interessanti e abbastanza originale. E l'ho accattato.
Il lavoro vocale del ragazzo ricorda, in certe occasioni, Mika; solo che questa volta il risultato è molto più completo e anche i brani più da pista sono nettamente più curati, specialmente dal punto di vista vocale.
Le basi e le musiche sono discorso a parte. Se vi piacciono i Cassius e i Daft Punk ma li vorreste più "potabili", questo disco non vi deluderà. Salvo alcuni brani, infatti, i groove sono piuttosto francofili.
Comunque sia dopo una giornata di ascolto più o meno intenso, posso dire che il disco, pur stando sullo scaffale dell'"easy-mercial", convince e si fa apprezzare. Menzione speciale per la *ghost* bonus track "Still Hungry": splendido il pianoforte, ottimo accostamento vocale, bello il testo.



Poi, per caso, mi imbatto in "Multiply".
Album sconosciuto di un Jamie Lidell.
Sconosciuto.
E mi ritrovo ad ascoltare ciò che sembra stare sul gradino superiore rispetto a "Sam Sparro". E' un disco da Motown senza le ragnatele, Funk e Mo-Soul. Poco elettronico (rispetto a quello dell'australiano) e nettamente più poliedrico. L'ascolto è tutta un'altra cosa: i groove si fanno più seri, i testi si fanno più composti e i riferimenti, da modernariato, si rifanno a pietre miliari della musica "black" di qualche anno fa. Direi quasi che Jamie ha fatto una telefonata a Wacko Jacko e qualche domanda a Prince prima di impostare certi arrangiamenti... ovviamente mentre tutti ascoltavano Stevie Wonder. Il risultato è un disco "giusto" con una produzione azzeccata: meno perfettino di quello dell'australiano (anche se va detto che il paragone è un PO' tirato per i capelli), non passa per vecchiume nemmeno per sbaglio. Se non vi piace il Funk macchiato di Soul e di elettronica, non andate nemmeno ad ascoltarlo sull'iTunes Music Store.



Poi, non pago del suo penultimo lavoro, noto che proprio nel 2008 Jamie ha pubblicato "Jim". E ovviamente non posso esimermi dal dargli un ascoltata.
A caldo è un po' una delusione. Direi che anche lui è vittima delle produzioni leccate che affollano la discografia moderna: meno estro, meno originalità, meno cose fuori posto rispetto a tre anni fa. Ed è un pò un peccato. "Jim" sembra più un disco fatto in collaborazione con Jamiroquai (uno che ha venduto tutto l'intestino e anche un pò di stomaco alla sua major). Nel confronto con "Multiply" ne esce male su tutta la linea, ma se comparato con altri suoi colleghi fa comunque una figura decente, riuscendo a proporre ancora qualche gemma di moderno soul (Out Of My System, per esempio).
Pur non potendo non notare il trend (in discesa, se avete iniziato a leggere qua), ho comunque deciso di accattare pure "Jim".



Direi che anche stavolta la pesca è stata fruttuosa.

p.s.
Sulle tre copertine di cui sopra ho appiccicato una novità (OOOOOOoo...): da ora in poi, quando mi leggerete sproloquiare di musica con fare saccente di un disco che è entrato a far parte della mia *cantina*, la copertina sarà bollata con l'omino in cuffie (da lavoro, che ricordano un pò le mie inseparabili Akg).

domenica 20 luglio 2008

What A Night

Magnetic eyes engage mine.
Sparks

Gettin' close.
Thunder

Feel, Touch.
Entangled.
Fire

...'Til the cops come knockin'.

lunedì 14 luglio 2008

Occhi


Vorrei averti qui con me stasera.

"Results May Vary"


In qualche scorso post, sono sicuro, si era capito che mi era ripartita la *scimmia*.
Al solito la *scimmia* (specialmente se si tratta di scimmia musicale) non resta digiuna:

Due live che si aggiungono al "Touring The Angel" già in mio possesso.
Tutto questo in attesa di poterli andare a vedere, dal vivo (sperando che facciano un altro tour).
[...]
Sono stati venti giorni duri, questi ultimi. La cosa strana è che sono stati talmente pieni (più del solito) che non mi sono nemmeno reso conto di quanto rapidamente mi stavano scivolando addosso. Una delle cose che me lo ha fatto notare è stato proprio tornare sul blog e vedere che l'ultimo post era datato intorno alla metà di maggio; va bene qualche giorno, però...
[...]
Ore 23.20.
Fuori piove come fa ormai da innumerevoli giorni, salvo qualche breve pausa di sole. In casa con me c'è solo il leoncino; spodestato dal divano, si sta dedicando al suo più grande hobby (dormire) su una sedia.
"... no, niente tv, grazie"
Il palinsesto fa, come al solito, pietà.
E non ho nemmeno voglia di guardarmi uno dei miei film.
Stasera ho voglia di scrivere.
Ho trascurato il mio blog, ho trascurato alcune persone che mi hanno scritto e non hanno mai ricevuto risposta.
Una penna, qualche foglio, il portatile, qualcosa da bere e le cuffie. Il resto non serve.
Stasera è Maxwell, scoperto casualmente insieme ad Amel mentre cercavo del Soul che non fosse pura operazione commerciale, a farmi compagnia.
In serate come questa mi riesce bene portare avanti più lavori contemporaneamente; se mi concentro su un solo foglio le parole cominciano a uscire lentamente dalle mie dita e la concentrazione lascia i miei occhi.
Sorrido mentre noto che gli anni sono passati per tutto ma non per la mia *calli*grafia: scrivo ancora coi piedi. Come sempre.
[...]
Mi piace la metafora del vulcano.
Eruzione dopo eruzione distrugge tutto ciò che c'è e che è sorto sull'eruzione precedente, ma sotto la superficie i segni di quanto c'era prima si conservano in maniera eccellente.
Mi piace vedere la mia vita così. Ciclicamente passo attraverso rinnovamenti più o meno profondi, evoluzioni più o meno drastiche che mi staccano da quello che ero prima, ma che in qualche modo lo conservano.
Non sono uno che taglia i ponti (salvo due o tre casi), ma spesso mi succede di perdere del tutto i contatti con persone che conosco e con cui ho avuto occasione di trascorrere tempo e di vivere esperienze.
A volte lo faccio per pigrizia, a volte lo faccio per disinteresse, a volte lo faccio per amore della rimpatriata.
A volte succede per normale evoluzione dei rapporti e perchè ci sono cose su cui non transigo.
Perchè non scegliere quando si ha la possibilità?
[...]
Tutti quanti abbiamo un oste con cui prima o poi facciamo i conti, con cui ciclicamente facciamo i conti.
Il mio è un oste bastardo, un oste che non raramente mi da' soddisfazioni e col quale ho un brutto rapporto. Come si fa ad avere un buon rapporto con un grandissimo figlio di puttana che ciclicamente fa lo sgambetto in corridoi bui coperti di guano?
[...]
Io non mi incazzo più. Perchè lo so che non posso farci niente e poi mi rovino da solo.
Da spettatore (pagante) di tutta questa faccenda posso solo dire che non c'è nulla di peggio dell'irresponsabile, a meno che non viva da eremita.
E adesso non resta altro che aspettare.
[...]
Sono giorni amari


I puntini tra le quadre indicano salti concettuali, ma anche temporali.
Non è l'ora della continuità, questa.

mercoledì 9 luglio 2008

"Quel pomeriggio di un giorno da cani"

Non me ne voglia Lumet, ma a distanza di due giorni non ho trovato definizioni migliori.
A differenza del film, qua non ci sono stati nè morti nè rapine, ma solo un autentico pomeriggio di merda.

Come tutti voi tre sapete, questo fine settimana sul nord italia si è stesa una simpatica perturbazione (le nozioni teNNiche le lascio al servizio meteo linkato qua a destra) che ha fatto, qui sul Garda, svariati danni.
Una cosa che non sapete, invece, è che nella casa dei miei, da qualche settimana, sono in corso i lavori di rifacimento del tetto (che dopo tre secoli dalla posa e trent'anni dall'ultima manutenzione straordinaria, aveva bisogno di un pò di *belletto*.
Come nelle migliori scritture e nelle migliori esperienze di vita, quando il caso ce ne mette del suo vengono fuori dei cocktail micidiali: quanto leggerete è un tentativo di raccontarvi il mio 6 luglio scorso.

Ore 10 circa: Sveglia
E' domenica, dopo tutto.

Ore 13 circa: Arrivo a casa dei miei con mio fratello. In programma una mezza giornata fuori dal casino della riviera gardesana

La casa è ora circondata dai ponteggi, per tutta l'estensione del corpo (che forma una L rovesciata). La parte lunga di questa L punta verso il lago, la parte corta si raccorda al fabbricato adiacente, in tipico stile medievale, creando con gli altri un unico blocco contiguo lungo circa 50 metri.
Nel *disegno* allegato, la casa è quella in contorno nero, circondata dai retini a quadri (che sarebbero i ponteggi :P). Per aiutare a capire quanto succederà dopo, ho indicato alcuni riferimenti geografici.



Ore 14 circa: Sapevamo che per il pomeriggio era previsto l'arrivo di una perturbazione e sapevamo anche che non si sarebbe risolto tutto con quattro gocce di pioggia. Quando il vento ha cominciato a tirare, però, ci siamo resi conto che la copertura provvisoria del tetto, realizzata con due pezze di nylon telato (per altro discretamente robusto) e due di cellophanne pesante, era inadeguata (prevalentemente per via del MODO in cui era stata posata). Una volta saliti sul tetto, minacciati da scurissimi cumuli di nuvole MOLTO veloci, ci siamo resi conto che la situazione non era rosea. Tuttalpiù marrone. Armati di martello, chiodi, tenaglia e fil di ferro, ci siamo messi a fissare il fissabile, cercando di sistemare una copertura che si presentava come uno spinnaker in tre pezzi, ma steso orizzontalmente. Dopo una ventina di minuti e alcune lievi folate di vento, scendevamo al piano terra, convinti che la sistemazione fosse sufficiente a garantire una certa tenuta della copertura.
Ci sbagliavamo.

Ore 15.30: In totale solidarietà con le correnti in quota che stavano portando sopra le nostre testoline svariati metri cubi di acqua e grandine, anche a quota terreno incominciava a soffiare il vento. E quello che avevamo assaggiato prima (e che aveva già messo in crisi i teli) ora sembrava un ruttino di neonato. Consci del fatto che quanto fatto non era bastato, io e mio fratello decidiamo di salire nuovamente sul tetto per cercare di contenere lo sventolamento dei teli.
A posteriori dico solo che questa è stata una delle più grandi cazzate che potessimo inventarci. Si perchè il tetto sul lato che punta a lago, è lungo due dozzine di metri e largo sei. Dato che nessuno dei due è Dr. Octopus, c'è da chiedersi cosa ci eravamo illusi di fare.
Comunque sia, una volta sul tetto, incominciavamo ad assaggiare la rabbia della corrente che tirava da sud ovest: mio fratello (M nel disegno) stava dietro al primo pilastro, ed io, inizialmente, ero alle sue spalle. Dopo pochi minuti constatavamo che i problemi più grossi erano più in giù, dove i teli si sovrapponevano e dove l'aria, aiutata dallo spazio tra i due, scaricava e apriva una luce alta un paio di metri. A questo punto mio fratello mi cedeva la sua posizione e decideva di scendere di alcuni metri lungo il solaio per andare a fissare il telo almeno nella parte centrale, ma arrivato a metà strada...

Ore 15.45: ... lo vedo, di spalle, carponi, muoversi veloce: due tre quattro passi... BOOOOM. Un vortice di polvere e segatura si alza da terra, il telo sotto cui si stava muovendo si è strappato; gli ancoraggi verso sud sono saltati, TUTTI, lasciando tutto il telo centrale libero a mò di bandiera. Di scatto mio fratello torna da me, piuttosto panicato, riaccucciandosi rapidamente sotto la trave di colmo, spalle al pilastro.

Ore 15.50: A questo punto comincia a piovere con decisione. Negli istanti precedenti l'acqua era portata dalle correnti, ed era piuttosto rada. Da ora in poi non cesserà.
Cogliendo al volo l'occasione, mio fratello, tornato nella posizione d'origine, afferrava un lembo del telo e, dopo averlo fatto passare dietro ad un asse che ancora resisteva, inchiodata al trave di colmo, cercava di tenere coperto il lato sud della parte centrale. Ma più in giù c'era un vero casino. Decidovo quindi di fare quanto aveva provato a fare lui e ci riuscivo; arrivato sul secondo pilastro, afferravo l'angolo opposto dello stesso telo che stava tenendo lui e cercavo di tenerlo fermo anche da questa parte. Le folate di vento si susseguivano ininterrotte, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, e cominciava a fare freddo. La pioggia era gelida, io ero in polo e jeans, ma fortunatamente, dov'ero, prendevo poca acqua. Mio fratello invece, a causa della posizione presa dal cellophanne alle sue spalle, era investito su entrambi i lati da una pioggia fittissima. Lo vedevo a pochi metri da me, con gli occhi socchiusi, bagnato fradicio, appeso al nylon, sbattuto a momenti dal telo che ormai era ancorato solo sul lato nord.
Era una battaglia persa. E la situazione non migliorava.



Ore 16 circa: In queste situazioni il tempo scorre lentissimo. Dieci minuti circa mi erano sembrati ore. Il terzo telo alle mie spalle (lato est, a lago) era ormai perso. Gli ancoraggi a sud ed a sud est erano saltati uno dopo l'altro, lasciando che il telo andasse ad incastrarsi in mezzo alle protezioni del ponteggio a nord est. Quella parte del tetto, da ora in poi, resterà totalmente scoperta.
Periodicamente scrutavo l'orizzonte, per cercare di capire quale fosse la situazione del cielo e mi rendevo conto che il temporale aveva deciso di venire a scaricare il grosso dell'acqua sopra le nostre teste.
Ogni tanto l'acqua rallentava, ma il vento non mollava un colpo. Nel frattempo qualche chicco di grandine mi colpiva, ma fortunatamente erano piccoli. Mio fratello, intanto, teneva duro a presidio dell'altro pilastro, costantemente raffreddato da una pioggia torrenziale.
Se possibile, il vento rinforzava, ed io ero costretto ad abbandonare la posizione. Raggiunto mio fratello sul primo pilastro, gli davo il cambio con l'ancoraggio del lato sud.

Ore 16.10: Il vento calava, anche se la pioggia era più forte di prima. A questo punto abbandonavamo la posizione, ignari di quanto avremmo visto al piano inferiore.

Il secondo piano è rivestito in parquet ed è adibito a zona notte. Nella zona di transito (1 nel disegno) assistiamo ad un autentico scroscio di acqua dalle travi del soffitto. I nostri genitori si stanno adoperando per contenere la cosa, ma complice la loro relativa forza fisica, non possono nulla contro l'intensità dell'infiltrazione.

Ore 16.15: arrivati al piano ci si presentava uno scenario difficile. Piegati dallo sforzo sul solaio, non avevamo nemmeno il tempo di riprendere fiato. Si cercava subito di tamponare le infiltrazioni, ma era come la storia del bambino olandese e la diga. L'acqua era talmente tanta che creava un ruscello lungo il muro verso est, andando poi ad infilarsi tra muro e zoccolo, per poi riversarsi sul pavimento. Su tutta la superficie del solaio era un fiorire di gocce e zampilli di acqua, e noi non potevamo fare altro che raccoglierla. Dopo pochi minuti muoversi su questo piano era come giocare col Twister.
Gia' a quest'ora i viaggi fatti per scaricare l'acqua raccolta al piano erano innumerevoli. Nel frattempo avevamo infiltrazioni anche nella seconda zona notte (4 sul disegno), lungo il muro verso ovest. La scatola elettrica su quel muro presenterà poi le tipiche "gocce elettriche" di una presa bagnata (quelle che se vengono toccate friggono l'utente sul posto, specialmente se bagnato).
Intanto non smetteva di piovere, e l'acqua non smetteva di infiltrarsi al piano.
Ma dietro una porta si nascondeva il vero disastro.

Ore 16.30: mio padre apre la porta sulle stanze vecchie (pavimento in cotto fugato a sabbia, niente impianto di riscaldamento, impianto elettrico *antiquato*, controsoffittatura in graticci (di vite, a dire dal colore dell'acqua che scendeva), gusce: disastro.
L'acqua, infiltratasi tra l'assito sul solaio, era penetrata nel solaio e quindi aveva raggiunto i graticci che avevano cominciato a scolare su tutto ciò che c'era nelle stanze. Quelle stanze erano adibite ad archivio dell'attività di mio padre, oltre a "deposito" di mobili e altre cose di antiquariato. A terra, due centimetri d'acqua nei punti più profondi (il pavimento non è a bolla, chiaramente), interi faldoni di documenti intrisi di acqua ed altro, altro, altro... (sul disegno i numeri 2 e 3). In certi punti l'acqua formava scrosci dal soffitto quasi continui, ma era un pò tutta la superficie del soffitto a rilasciare copiose gocce. Era un fronte praticamente incontrollabile. Dopo aver recuperato tutti i recipienti di casa per contenere le infiltrazioni nella zona 1, eravamo costretti ad impiegarne per tamponare la situazione nelle zone 2 e 3. Nel frattempo in zona 4 la situazione peggiorava, e in zona 1 io non riuscivo a far fronte a tutta l'acqua che ora cadeva direttamente a terra. Fortunatamente mio fratello si ricordava che il bidone aspiratutto aspira pure i liquidi. Messo subito al lavoro, si dimostra d'aiuto ma non in grado di fare la differenza.



Ore 17.00: smette di piovere. Ovviamente a noi non restava altro che attendere che l'acqua infiltratasi nei solai, finisca di scolare al piano sottostante. I viaggi fatti in bagno per svuotare mastelli e secchi non si contano.

Ore 17.30: la situazione appare meno tesa, e stiamo avendo lentamente la meglio sulle infiltrazioni: riuscivamo a scaricarne più di quanta ne entrasse, insomma.

Ore 17.40: arrivava un altro temporale.

Ore 18.00: tutto era tornato come prima. Anzi, peggio. Mio padre aveva mollato il colpo, non avendo la forza fisica per proseguire in questa lotta, ed era semplicemente sotto shock. Mia madre faceva il possibile, ma anche lei era allo stremo. Io e mio fratello resistevamo.

Ore 18.30: smetteva di piovere. La situazione delle 17 si ripeteva. Stavolta non ci perdevamo d'animo e salivamo sul solaio, cercando di scaricare l'acqua direttamente da sopra, senza aspettare che finisse di infiltrarsi. Uno, due, cinque, sette viaggi, scarico oltre centocinquanta litri di acqua in mezz'ora facendo la spola sulle scale del solaio. Ma non bastava. Di sotto la situazione era abbandonata a sé. Fortunatamente i recipienti erano sufficientemente capienti e nessuno ha tracimato.

ore 19.15: ricominciava a piovere. Abbandonavamo il solaio e ritornavamo a tamponare al piano inferiore. A questo punto però, anche mia madre ci lasciava, vincolata agli impegni da diabetico di mio padre. Al piano restavamo io e mio fratello.

ore 20: mio fratello cominciava a scompensare, iniziando a mostrare segni di stanchezza. Nel frattempo continuava a piovere.

ore 20.30: per l'ultima volta smetteva di piovere. Al piano io e mio fratello continuavamo ininterrottamente a raccogliere acqua. Quindi arrivavano due ragazzi dell'impresa a sistemare la copertura (per motivi che ignoro, sebbene io l'avessi chiesto, nessuno aveva avvertito l'impresa, prima delle 20, che la copertura provvisoria aveva mollato il colpo ancora alle 16)

ore 22: i miei si spostavano a valle, vista l'impraticabilità di casa.

ore 23: avevamo ragione sulla maggior parte delle infiltrazioni e scendevamo al primo piano per mangiare un boccone.

Lunedì 7/7

ore 24: copriamo i letti su cui abbiamo messo gli oggetti che eravamo riusciti a salvare, alleggerivamo i solai delle zone 2 e 3, spostando tutto ciò che riuscivamo.

ore 1.00: continuavamo ad asciugare gli eccessi che ancora cadevano sui pavimenti, scaricavamo i recipienti sparsi qua e là nelle stanze

ore 2.00: constatavamo che la situazione era sotto controllo, ci cambiavamo e ci apprestavamo a scendere a valle.

ore 3.30: ero a letto, dopo una doverosa doccia.

L'indomani abbiamo finito di asciugare il solaio, nei punti accessibili. Un'altro centinaio di litri, così per non perdere l'abitudine.

Non pubblico foto per decenza, salvo una, non appena riesco a scaricare la digitale.