Salvo rari casi, tutti noi si vive in continuo contatto con altre persone: famigliari, amici, colleghi, estranei. Non importa il rapporto che abbiamo con loro, il grado della confidenza che vige nei rapporti con loro; tutti i giorni, con loro, attuiamo dei compromessi.
Sono profondamente convinto che non possa essere o tutto bianco o tutto nero, ma che ci sia una scala infinita di grigi. I compromessi sono fondamentali per l'evoluzione dei rapporti e in fondo lo sono anche per la nascita degli stessi.
Ma (eh si) ci sono comunque alcuni paletti, alcune caselle bianche e/o nere, che non possono essere tralasciate o omesse.
Parlando di me, le potete trovare all'interno di alcuni post in cui *detto* quelli che sono i miei confini, i miei riferimenti fissi nei rapporti interpersonali: il rispetto e la fides, in breve. Tuttavia, dal mio confine a quello che dovrebbe avere chi mi sta di fronte, c'è un spazio vuoto che, durante l'evoluzione e dopo la nascita di un rapporto, si colma lentamente e silenziosamente con quelle che sono le "norme" (alcune unidirezionali, altre bidirezionali) che regolano il rapporto stesso.
Tanto per capirci faccio un esempietto per alcune delle testoline pigre che mi leggono:
supponiamo che io, mentre sto parlando con una persona, faccia una battuta e che la persona che mi sta di fronte, pur non offendendosi, dimostri di non aver gradito particolarmente non tanto il modo, quanto la sostanza della battuta. Se io non sono più che idiota mi rendo conto che quello è un argomento critico per quella persona e quindi eviterò di riportarlo in superficie come argomento di ironia.
Questo è un esempio molto banale (visto che certe "norme" nascono da situazioni ben più complesse e lunghe di due minuti di conversazione), ma almeno sono sicuro che avete inteso ciò che dico.
Tutto quanto sopra scritto è teoria. Come al solito la pratica nasconde un sacco di sorprese, vista la grande "difettosità" degli attori in campo.
Problema 1:
in un contesto in cui ci sono persone con meno autostima e meno autorispetto, si possono verificare inconvenienti dovuti alla mancanza dei loro "confini". Quando si trovano ad avere davanti una persona che dimostri anche poca più autostima di loro, lasciano che sia l'altro a dettare anche le loro regole; e parlo di quelle in tinta unita che tutti dovremmo avere. Di conseguenza i compromessi saranno a senso unico: la persona priva di confini o con confini troppo labili sarà sempre schiacciata da finti compromessi che per lei saranno solo restrizioni, visualizzabili come sbarre di una cella. E a questo punto le opzioni per chi soccombe sono due: restare lì e continuare a subire o imboccare l'uscita, in un momento di estrema risolutezza.
Problema 2:
ci sono casi in cui tutto sembra andare bene, entrambe le persone si tengono testa e vige un sostanziale equilibrio. Poi qualcosa si incrina e inevitabilmente uno dei due prende le redini della situazione. Il contesto è sostanzialmente uguale a quello del punto uno, ma in alcuni casi la differenza sta nel fatto che il rapporto può rapidamente andare in frantumi proprio perché una delle due persone ha ceduto. Venendo meno le condizioni iniziali che avevano dato inizio a tutti, è naturale che sopraggiunga la fine.
Fattori esogeni:
ci sono dei momenti in cui ci convinciamo che una scelta che stiamo per fare sia obbligata, che non ci siano alternative. Spesso non ci sono alternative comode o semplici o indolori, ma un'alternativa c'è. Sempre. -Chiaro è che se si parla di scegliere tra la borsa e la vita, sono io il primo a dire "borsa"... ma casi del genere non sono fortunatamente all'ordine del giorno per molti di noi-
Casi critici li abbiamo avuti più o meno tutti; casi in cui non si sapeva che fare ed eravamo certi che nessuno ci potesse aiutare. Il problema è che certe scelte condizionano (visto che non sempre si tratta di scegliere tra rigatoni e spaghetti per cena) e le scelte che ci condizionano sono nel 99% dei casi scelte che riguardano noi e qualcun altro (qualcun altro≥1). Riguardando noi e qualcun altro, sono scelte che entrano nella scacchiera dei compromessi (che spesso è già stata disposta) e che non passano mai indolori.
Scelte su lungo termine fatte sull'onda di un momento di picco emozionale possono essere le più dolorose e pesanti da sostenere, specialmente se il contesto è quello del *Problema 1*.
Dopo qualche anno di globale incertezza sono diventato un grande sostenitore dell'assertività. E' indispensabile per la nostra evoluzione fare delle scelte (si spera costruttive) e per chi ci sta vicino è indispensabile che a quelle scelte faccia seguito l'impegno di portarle avanti. D'altra parte non si possono fare certi passi con leggerezza e bisogna evitare di prendere decisioni in momenti critici, quando la lucidità non è in noi.
In ogni caso, se pretendiamo di poter disporre della nostra vita, dobbiamo farci carico della nostra responsabilità. In caso contrario, se si lascia che siano gli altri a decidere per noi, s'ha solo da stare zitti e subire. Delegare quindi non è la vera risposta, ma solo una scelta di comodo, per non doversi rimboccare le maniche e lavorare duro.
E soffrire, a volte.
Ma cos'è la sofferenza quando si sta lavorando per noi? Cosa sono la fatica e la stanchezza quando c'è in ballo il nostro futuro?
"Non fermarti al primo gradino, facendo credere a te stesso di aver meditatamente scelto così, quando in realtà anche tu sai che non è così, perché il giorno in cui ti pentirai di esserti fermato arriverà. E avrai bruciato i tuoi anni più belli nella paura e nell'ansia."
E' la tua vita.
E' il tuo futuro.
Prima di tutti gli altri ci sei Tu.

